20231210 enoteca letteraria roma

Domenica 10 dicembre 2023 alle ore 15.30, presso l'Enoteca Letteraria in via San Giovanni in Laterano 81 a Roma, si terrà la presentazione di otto libri, di altrettanti autori, fra i quali anche quello di Paolo Vettori dal titolo “Piccole storie dall'altra Europa. I racconti d'oltrecortina”, edito da Edizioni Helicon.

Qui a fianco la locandina di invito all’incontro, al quale interverrà Cristiana Vettori, Sarà presente l'autore Paolo Vettori.

L'Enoteca Letteraria consta di due sezioni: la prima contempla libri antichi e usati, la sezione enoteca offre la possibilità di degustare vini pregiati con piccoli spuntini per aperitivi letterari. Ogni fine settimana sono previsti eventi culturali, quali concerti, piccoli spettacoli musicali, cineforum e presentazione di libri.

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L'ingresso è libero e sarà presente l'autore che, supportato dagli interventi di Cristiana Vettori, potrà rispondere alle eventuali domande degli intervenuti.

20231025 Presentazione Vettori IncontriMazziniani

Mercoledì 25 ottobre 2023, alle ore 18.00, presso la Libreria Ferrata in Corso Martiri della Libertà 39 a Brescia, si terrà la presentazione del libro di Paolo Vettori dal titolo “Ucraina/Russia. Le radici di un conflitto”, edito da Edizioni Helicon.

La presentazione evento avverrà in seno a “Incontri Mazziniani”, evento sponsorizzato dall’Associazione Mazziniana Italiana.

L’autore dialogherà con Antonio Scaglia, presidente della Sezione di Brescia dell’Associazione.

Per informazioni, visitare il sito www.amibrescia.it oppure scrivere all’indirizzo e-mail Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Ulteriori informazioni sul libro ed altro sono reperibili sul sito ufficiale dell’Autore al link www.paolovettori.com o anche scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo..

INTERVISTA A PAOLO VETTORI

Innumerevoli sono le opere, quattordici ad oggi per esattezza, di questo autore di punta dell'editore Helicon.

Piccole storie dall'altra EuropaUn narratore atipico, come ama definirsi egli stesso, che quasi da trent'anni rivolge le proprie attenzioni particolari all'Europa dell'Est.
Paolo Vettori io lo conosco da un decennio oramai e il privilegio ho avuto e il piacere di leggere molte sue pagine. Frutti perlopiù, quasi tutte, di lunghi viaggi e di impegnativi trasferimenti compiuti in solitaria per le terre dell'ex Unione Sovietica, e, in forma di affascinanti journal intime, raccolte alla fine di ogni impresa con acribia e alta passione. Penso a testi come Chopin Express. Reportage dalla Polonia del lontano 1997, a Faccia a faccia con l'ultimo sbirro di Stalin del 2011, a Yerevan/Stepanakert - Ai confini dell'ex Impero Sovietico del '14 oppure va il mio pensiero a un testo come Kaliningrad, Danzica e dintorni - Viaggio sul confine russo-polacco, non meno che ai riuscitissimi Dante sulle rive della Moscova (2016) o a Viaggio in Georgia tra memoria e futuro (2017) e, ancora, a Transiberiana 2018. Un viaggio tra mito e realtà (2018) e a Ucraina / Russia. Le radici di un conflitto (2022).

Ma negli ultimi anni, e a quelli mi riferisco tragicamente pandemici del Covid-19, Vettori si è fatto più narrativo, più fantasticante, più incline all’invenzione: ai portolani e ai resoconti sentimentali e sociologici dei suoi reali viaggi oltre cortina si sono infatti sostitute - sebbene quasi sottovoce e con la sobrietà a lui congenita - delle novelle: giammai mancanti, tuttavia, di linearità e di armonia rispetto alla testualità precedente.

Gli andamenti narratologici, infatti, e i più nevralgici nuclei del suo scrivere non sono affatto cambiati.
L’elemento chiave della - potremmo spingerci a dire – ‘poetica’ vettoriana è rimasto intatto, in questo passaggio dalla cronaca all'arte, né si è lasciato corrompere, il suo stile, in modo alcuno da certe urgenze narrative più imminenti. «Lo stile è tutto» diceva il grande Cioran, né ha smesso mai, Vettori, sin dagli esordî, di osservare e di registrare storie e occasioni, situazioni e fondali, con un suo proprio stile, e di accorgersi, soprattutto, degli ‘altri’ - i nomi, le sfumature, i dolori e le gioie degli altri esseri umani - imparando (o re-imparando) di volta in volta la grande Storia dalle piccole vicende individuali, e sempre, e tutto, dagli 'altri'. Negli incontri fortuiti, nelle parole pronunciate fra sconosciuti, sui treni in corsa, sui bus, fianco a fianco lungo le panche di qualche birreria o in una sala d’attesa di qualche sperduta dogana, sempre, Vettori, ha scovato il vero tesoro del suo viaggiare.

Chi come autore già lo conosce bene, bene lo sa. Che proprio nell'ammusarsi imprevisto degli esseri umani sta il senso migliore del suo narrare: in quel misterioso passaggio, e sull’incrocio, delle parole di lingue diverse e sconosciute fra loro, così come nelle storie rivissute e salvate dagli abissi, di voce in voce, di sguardo in sguardo, di respiro in respiro: qui sta, nei semioscuri punti dell’incontro fra umani, il perché di ogni suo ragionato e più colto resoconto storicopolitico, quanto il profondo significato della ricerca medesima e del narrare. E se Vettori è sempre riuscito a fare tutto ciò con naturalezza, trasformando tale empatia più o meno consapevolmente nei mattoni stessi del suo scrivere di viaggi e di Storia, ecco che nei racconti, nelle invenzioni delle novelle più recenti, un tale tesoro ha potuto persino magnificarlo. Nel romanzo per esempio, uscito nel 2020, con il titolo Il gigante di Barletta, non meno che in Tra Prussia e Russia. I racconti di Kaliningrad del '21.

L'umanità, proprio l’umanità dei lontani mondi ex sovietici attraversati, con i dubbi e con le microscopiche - eppur grandiose - occasioni private, resta ancora una volta il pulsante cuore anche di questa sua opera ultima, Piccole storie dall’altra Europa. I racconti d’oltrecortina. Un’opera di cui io e Paolo, insinuando fra le chiacchiere nostre tante altre questioni che lo riguardano, abbiamo conversato insieme. Da vecchi amici.

 

DIECI DOMANDE A PAOLO VETTORI
a cura di Andrea Pellegrini

1.

Pellegrini: Con l’esperienza e con le conoscenze delle terre dell’est Europa che da anni porti sulle tue spalle, che cosa provi, quali sono le tue emozioni, prima ancora del tuo pensiero politico, dinanzi alle terribili stagioni di guerra fra Russia e Ucraina?

Vettori: Le immagini delle città ucraine sotto i bombardamenti hanno suscitato, anche in me come immagino in noi tutti, una iniziale incredulità, ben presto seguita da un senso profondo di sconforto e d’impotenza.
Nel mio caso, però, queste emozioni si sono intrecciate con i ricordi degli innumerevoli incontri che, dal 2013 al 2019, hanno scandito i miei viaggi interminabili, in “marshrutka” o più spesso in treno, attraverso gli spazi sconfinati dell’ex Unione Sovietica.
Mille volti si sono riaffacciati alla mente: i passeggeri che con me hanno condiviso tratti più o meno lunghi dei viaggi in treno, sui vagoni di terza classe della “Transiberiana”, oltre gli Urali, o dell’Ambra Express, tra Kaliningrad e Mosca; le donne buriate in preghiera nel Tempio Buddista sulla collina che sovrasta Ulan Ude; la famiglia di profughi dalla Crimea (lui tartaro, lei georgiana e i due figli all’epoca ancora adolescenti) con cui ho trascorso una bella serata in un ristorantino “viennese” di Leopoli, nell’aprile 2017.
“Chissà come saranno cambiate le loro vite con la guerra?”, mi sono spesso chiesto.
Da questa semplice domanda ha preso le mosse un lavoro faticoso e sofferto, tra immaginazione e ricostruzione storica, che si è concretizzato nelle sei “piccole storie”, qua raccolte in un unico volume. 

2.

Pellegrini: La tua è una famiglia di menti geniali, di filosofi e di scrittori famosi. Tuo padre Vittorio, tua sorella Cristiana, tuo cognato, i tuoi nipoti... Come vivi, come hai vissuto, da scrittore e da intellettuale, in uno scenario così importante e impegnativo? E quanto hai imparato? E quanto hai insegnato?

Vettori: Proverò a dare una risposta concisa, ma non elusiva, alla Tua domanda, che tocca alcuni snodi cruciali del mio percorso umano. Mi riferisco, in particolare, alla decisione, da me assunta nel lontano 1974, di intraprendere la carriera burocratica, andando a lavorare in un ufficio periferico del Ministero del Lavoro, in Lombardia.
Quella scelta – in controtendenza rispetto alla tradizione familiare, tutta proiettata verso l’insegnamento – nasceva essenzialmente dalla volontà d’imboccare una strada del tutto sganciata dalla figura paterna, umanamente assai ingombrante, al di là della sua statura intellettuale e degli indiscussi meriti letterari.
Oggi, però, a quasi mezzo secolo di distanza, debbo riconoscere che i valori dell’ambiente, in cui sono cresciuto, hanno rappresentato un solido ancoraggio, capace di orientare molte delle mie scelte più importanti, specie in quest’ultimo decennio, dopo il pensionamento.
Se dovessi indicare il tratto più significativo, che ho ereditato dalla famiglia d’origine, non esiterei ad indicare l’approccio critico – che mi piace definire “antidogmatico” – basato sul confronto tra punti di vista diversi e sulla consapevolezza dell’estrema complessità della realtà in cui viviamo. Questo approccio si è sposato in pieno con l’indole da “viaggiatore curioso”, trovando un canale espressivo nella mia vocazione di scrittore. Una vocazione tardiva, maturata alla soglia dei cinquant’anni, che per diversi anni si è concretizzata in veri e propri “diari di viaggio alla Kapuscinsky”, prima di avventurarsi nel “mare aperto” della narrativa.
Mi domandi quale insegnamento possa essere tratto dai miei scritti.
Più che di un insegnamento, parlerei di una sollecitazione, meglio ancora un invito al lettore “a mettersi nei panni dell’altro”, soprattutto quando l’altro proviene da storie o da culture diverse dalla nostra, E’ esattamente questo il messaggio che ho voluto lanciare con le mie “piccole storie dall’altra Europa”. 

3.

Pellegrini: La maggior parte dei tuoi lavori hanno come soggetto principale il mondo russofono, le terre dell’est Europa, luoghi dai nomi per noi occidentali difficili persino da pronunciare, e perlopiù sconosciuti. Ma perché? Perché proprio in quella direzione ti sei rivolto e non altrove? Perché quei posti e quei popoli ti attraggono così tanto da avergli dedicato molti viaggi, pellegrinaggi quasi, e quasi sempre poi dei lunghi e raffinati resoconti sentimentali, storici e sociologici?

Vettori: Il mio interesse per il mondo ex sovietico è strettamente correlato ad un dato anagrafico. Essendo nato nel 1948, appartengo infatti alla “generazione della guerra fredda”. Per noi, ovvero per la mia generazione, il crollo dei regimi comunisti dell’Europa Orientale – a cui ha poi fatto seguito la dissoluzione dell’URSS- è stato l’evento epocale che abbiamo vissuto in presa diretta. In particolare, per me – che sin dagli anni dell’università ho coltivato una forte passione per la storia del Novecento - quel tornante dalla Storia, del tutto inatteso, ha finito per indirizzare i miei interessi di “cultore della storia del Novecento” verso quell’area geopolitica, soprattutto verso le regioni periferiche dell’ex impero sovietico e verso la “Russia profonda”.
Non è certo un caso che i miei viaggi in Russia si siano indirizzati in misura tutt’altro che marginale verso citta che in epoca sovietica erano interdette agli stranieri (Omsk e Ulan Ude, in Siberia, ma anche Baltjsk, nell’oblast di Kaliningrad) e dove, ancora oggi, è più facile cogliere le tracce dell’eredità sovietica,
Del resto, nel corso dei miei viaggi “precovid” in Russia, a colpirmi sin da subito era stato l’abisso tra il clima, che si respirava a Mosca e San Pietroburgo e in pochi altri grossi centri urbani, e il grigiore “brezneviano” chiaramente percepibile nella galassia sterminata della provincia russa, ad est e pure ad ovest della catena degli Urali.-
La “Russia profonda” costituisce una componente tutt’altro che marginale del “russky mir” eppure è sempre stata completamente ignorata dai “media” e anche dai circoli intellettuali occidentali. Per questo ho deciso di dedicare buona parte della mia attività di “viaggiatore-scrittore” al “volto sconosciuto”, almeno in Occidente, del “Pianeta Russia”. 

4.

Pellegrini: Dei tanti luoghi attraversati dalle parti russe, quale sta più nel tuo cuore? Quale è rimasto impresso nella tua memoria aere perennius?

Vettori: Tra le decine di luoghi che ho attraversato, nel corso delle mie solitarie “peregrinazioni” dal Baltico al Pacifico, quello che mi è rimasto nel cuore è certamente Kaliningrad, la città a cui ho dedicato, non a caso, due miei libri (“Kaliningrad, Danzica e dintorni” del 2015 e “I racconti di Kaliningrad” del 2021).
Diversi sono i motivi che spiegano il rapporto speciale con l’estremo avamposto occidentale del “russky mir”, primo fra tutti l’originalissimo “melting pot in salsa sovietica” che caratterizza quella porzione della vecchia Prussia Orientale, divenuta parte integrante della Russia, grazie alla vittoria del maggio ‘45. Dopo l’espulsione in massa verso la Germania Est, nel ‘47/48, della popolazione tedesca, la regione è stata infatti ripopolata da immigrati principalmente russi ma appartenenti anche alle altre etnie del complesso mosaico sovietico, dal Caucaso alla Moldavia sino all’Asia Centrale.
A solleticare la mia curiosità per la “città delle due K” (Kaliningrad/Konigsberg) è anche la sua posizione di “exclave” russa entro i confini dell’Unione Europea, che ha finito per accentuarne l’ambivalenza. A seconda degli scenari internazionali, Kaliningrad può essere un ponte tra le due Europe (come è successo per decenni, a partire dal ‘91) oppure, al contrario, un avamposto militare in funzione antiNato. Questa seconda opzione è tornata in auge a seguito dell’aggressione ordinata dal Cremlino contro l’Ucraina nel febbraio ‘22.
Nel momento in cui le armi dovessero finalmente tacere, la “città delle due K” potrebbe tornare ad essere un naturale punto d’incontro tra la Russia e il resto d’Europa.
La speranza (mia e di tutti noi) è che questa svolta si verifiche al più presto e comunque prima del 2024, quando ricorrono i trecento anni dalla nascita del figlio più illustre di quella terra tormentata, Immanuel Kant. 

5.

Pellegrini: Dopo molti diari di viaggio e di vita vissuta, i tuoi famosi scritti alla Kapuscinski, i tuoi journal intimi di goethiana memoria, ti sei dato da alcuni anni alla narrativa. Senza smettere di raccontare gli stessi posti, adesso lo stai facendo in forme più immaginifiche e sentimentali. Perché?

Vettori: Il cambio di passo, da Te evidenziato, è scaturito inizialmente dalla concatenazione tra il fattore anagrafico – ovvero l’inesorabile avanzare dell’età, oltre la soglia dei settant’anni - e i ben noti avvenimenti esterni (prima la pandemia e poi la guerra). Il che mi ha costretto a rinunciare ai viaggi già programmati – in Crimea e nella Russia Meridionale, tra Rostov sul Don e il Daghestan – destinati, nelle mie intenzioni, a tradursi in nuovi “reportages”.
Il riaccendersi, nel febbraio 2022, del conflitto in Ucraina – stavolta non più circoscritto al Donbass - ha portato al centro dell’attenzione mediatica le tematiche connesse al mondo ex sovietico, sino ad allora relegate ad ambienti di nicchia.
Ho quindi deciso di cimentarmi in un genere per me insolito, tra narrativa e saggistica, in modo da riprendere, seppure da angolazioni diverse, il discorso già avviato con i miei diari di viaggio dalle aree periferiche dell’ex impero sovietico. 

6.

Pellegrini: Nei racconti raccolti in questo libro tu insinui storie, sentimenti, personaggi e fondali lontani, per noi esotici. Ma quanto c’è di vero? E quanto pesa per così dire la tua fantasia nell’universo dei Racconti oltre cortina?

Vettori: La fantasia ha certo un peso notevole, Tuttavia il contesto in cui si collocano le mie “piccole storie” appare solidamente ancorato alla realtà, per i tanti dettagli dei luoghi ma soprattutto per i riferimenti storici presenti nel libro, comprese alcune “pagine di storia minora”, del tutto sconosciute, in Italia. Penso, ad esempio, alla colonizzazione delle terre vergini del Kazakistan, ai tempi di Kruscev, oppure al rimpatrio nell’Armenia sovietica, tra il ‘46 e il ‘49, di migliaia di armeni della diaspora, provenienti in particolare dal Libano e dalla Francia.

7.

Pellegrini: Comporre dei racconti efficaci non è facile. Basta rileggersi certi suggerimenti di un mostro sacro come Julio Cortázar per capirlo. Brevità. Concisione. Chiusure a effetto... Tu a chi ti ispiri, ‘raccontando’? Quali sono i tuoi maestri? E che cosa ti aspetti di solito per la reale riuscita di racconto?

Vettori: Prima di cimentarmi nella scrittura, sono stato (e sono tuttora) un lettore. Un lettore versatile e assiduo, per certi versi addirittura “compulsivo”. Dalle numerose e variegate letture (storiche, sociologiche e letterarie) ho tratto diversi spunti e fonti d’ispirazione. Tuttavia, faccio fatica a riconoscermi in un modello preciso. 
Più che ad una corrente il mio lavoro potrebbe essere ricondotto ad un approccio storiografico, che è quello della “microstoria”, così come è stato tratteggiato da studiosi del calibro di Fernand Braudel e Carlo Ginzburg.
In Francia la “microhistoire” ha raggiunto una sua dignità letteraria, grazie ad opere di narrativa non di primissimo piano ma di notevole impatto sul pubblico. Basti pensare alle “Vite minuscole” di Pierre Michon, una silloge di otto racconti, ambientati nella Francia rurale, edita da Gallimard nel 1984 e tradotta in varie lingue straniere, tra cui l’Italiano.
Le mie “piccole storie dall’altra Europa”, come anche “I racconti di Kaliningrad”, rientrano a pieno titolo nel filone narrativo ispirato alla “microstoria”, pur con una propria specificità, essendo centrati sull’impatto della “Grande Storia” nella vita delle persone comuni. 

8.

Pellegrini: Ma come e dove nascono, sono individui reali o solo immaginati, personaggi come Olga, Tanja e Oleg di un racconto come LA MATRIOSKA FERITA oppure Andrè e Lyuba di CRONISTORIA DI UN AMORE FUORI STAGIONE, o, ancora, un bel personaggio come il Nonno Josif di UN SINGOLARE PEGNO D’AMORE?

Vettori: Alcuni di quei personaggi sono frutto esclusivo della mia fantasia. In genere, però, prendo spunto da individui, che ho effettivamente incontrato da qualche parte nel corso dei miei viaggi, per imbastire un racconto basato sull’intreccio di vicende e personaggi immaginari. L’obbiettivo principale rimane comunque quello di far rivivere ambienti e contesti sociali tramontati o di riportare in superficie pagine di storia sconosciute ai più.

9.

Pellegrini: Straordinaria è la precisione nei dettagli. I luoghi, i nomi delle persone, gli episodi storici e gli oggetti, persino le marche delle auto, questo e altro si rivela ben inciso in ogni tua riga, annotato con vera cura. Niente di vago, insomma, e giammai, in questi tuoi racconti. Ma perché? Cosa in effetti ti spinge, il tuo carattere forse, o quale particolare aspirazione al realismo, verso una tale acribia?

Vettori: L’attenzione ai dettagli è legata fondamentalmente ad una certa pignoleria, insita nel mio carattere.
Nel caso specifico, però, c’è anche una spiegazione di carattere più tecnico, essendomi ampiamente avvalso, nella fase di ideazione e nella successiva stesura dei racconti, dei “quaderni segreti”.
Con questo termine scherzoso mi riferisco ai quaderni che ero solito portare con me, durante i viaggi in giro per il Mondo, su cui annotavo ogni minimo particolare, compresi dettagli all’apparenza insignificanti su singole persone o su scene di vita quotidiana, che avevano destato in me curiosità. Lo scopo era essenzialmente quello di raccogliere elementi utili per la stesura dei “portolani”, per i quali, però, ho utilizzato solo una parte relativamente esigua del materiale contenuto nei miei appunti di viaggio.
Quando, in tempo di pandemia, mi sono incamminato sull’erto sentiero della narrativa, quei vecchi quaderni, accatastati in mansarda, si sono rivelati una miniera preziosa di informazioni, a cui la mia “fervida fantasia” ha potuto attingere a man bassa. 

10.

Pellegrini: I fondali e, più ancora forse, la sostanza medesima del tuo narrare corrispondono come già detto alle terre tue d’elezione, le terre dell’ex Unione Sovietica, oggidì straziate o nei mirini di una guerra terribile e non solo militare. Come tu vedi la situazione in termini storico-politici? E come e quando, secondo quali strategie, la tremenda questione potrebbe a parer tuo trovare finalmente una foce?

Vettori: Difficile rispondere, in poche battute, ad una domanda così impegnativa, per cui mi limiterò ad un paio di riflessioni.
Vorrei partire anzitutto da un aspetto peculiare della storia della Russia, su cui mi sono già soffermato lo scorso anno nell’instant book sulle radici storiche del conflitto, ovvero l’alternarsi tra lunghi periodi di apparente stasi e improvvise accelerazioni degli eventi con esiti del tutto imprevedibili. Di esempi se ne potrebbero fare tanti ma qua basterà citare una famosa frase di Winston Churchill, che, nel ‘39, definiva la Russia e, nello specifico, la politica del Cremlino “un rebus avvolto nel mistero dentro un enigma”.
Certamente oggi siamo di fronte ad un nuovo tornante della storia, i cui esiti dipendono da molte variabili, interne ed internazionali.
Anziché avventurami nel terreno scivoloso delle previsioni, mi sembra più utile concludere questo dialogo con una rapidissima riflessione sui rapporti tra Pechino e Mosca, rapporti che storicamente sono sempre stati piuttosto problematici e che ancora oggi presentano diversi elementi di criticità. Due su tutti: l’attivismo cinese nell’ Asia Centrale ex sovietica, che, dopo il febbraio del ‘22, si è notevolmente intensificato, arrivando a mettere in discussione il ruolo guida di Mosca nel campo della sicurezza e della cooperazione militare; e poi (non meno preoccupante, per il Cremlino) la pervasiva presenza economica e commerciale di Pechino nei territori dell’Estremo Oriente Russo (un tempo estrema periferia nordorientale dell’Impero del Dragone) che potrebbe innescare consistenti flussi migratori dalla Manciuria e da altre regioni della Cina, con il rischio di alterare, nel giro di un ventennio o poco più, la composizione etnica della regione.
Già nel 2018, nei miei contatti con gli abitanti di Khabarovsk e Vladivostok, avevo colto segnali inequivocabili dei timori, che tale prospettiva evoca nella popolazione locale.
Certamente anche a Mosca, nei circoli vicini al potere, questi timori sono ben presenti e alimentano una sotterranea opposizione rispetto alla prospettiva che la Russia possa diventare il “socio di minoranza”, una sorta di “junior partner” di un’alleanza egemonizzata da Pechino.
In questo contesto l’Occidente dovrebbe, a mio avviso, offrire una sponda a quei circoli moscoviti, che si oppongono, più o meno esplicitamente, ad un’alleanza troppo stretta con la Cina. Il che implica anzitutto l’intensificazione degli sforzi diplomatici per arrivare in tempi brevi ad un cessate il fuoco in Ucraina, evitando così, tra l’altro, l’abbraccio mortale tra Mosca e Pechino, che non è certo nell’interesse della Russia, né tanto meno dell’Europa e degli Stati Uniti.

 

PAOLO VETTORI

vettori paolo dante moscova

Nato a Poppi, in provincia di Arezzo, il 30 Maggio 1948 e laureato in Scienze Politiche, all’Università di Pisa, nel Novembre 1971, Paolo Vettori ha lavorato presso le strutture territoriali del Ministero del Lavoro per circa 39 anni, a partire dal Novembre 1974, inizialmente come funzionario e quindi, dal Gennaio 1987, come dirigente in varie strutture territoriali, in Lombardia e in Emilia, infine, dal Maggio 2000 sino al pensionamento nel 2013, in qualità di direttore regionale del Lavoro della Liguria, a Genova.

Ha pubblicato le seguenti opere di narrativa: Chopin Express. Reportage dalla Polonia (Mauro Baroni Editore, 1997), L'ultima estate di pace (L’Autore Libri Firenze, 1999), Isola Calva e dintorni (Edizioni Edimet, 2005), Faccia a faccia con l'ultimo sbirro di Stalin (Edizioni Albatros Il Filo, 2011), Diario di un burocrate per caso (Giovane Holden Edizioni, 2013), Yerevan/Stepanakert - Ai confini dell'ex Impero Sovietico (Edizioni Helicon, 2014), Kaliningrad, Danzica e dintorni - Viaggio sul confine russo-polacco (Edizioni Helicon, 2014), Dante sulle rive della Moscova (Helicon, 2016), Viaggio in Georgia tra memoria e futuro (Helicon, 2017), Transiberiana 2018. Un viaggio tra mito e realtà (Helicon, 2018), Pinerolo 1913. Addio alla "Belle Epoque" (Helicon, 2019), Il gigante di Barletta (Helicon, 2020), Tra Prussia e Russia. I racconti di Kaliningrad (Helicon, 2021) e Ucraina / Russia. Le radici di un conflitto (Helicon, 2022).

 

 


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20230817 BistrotPratello Poppi

BISTROT "PRATELLO"
p.zza della Repubblica POPPI (AR)
Giovedì 17 agosto 2023 - ore 17,30

Presentazione del volume

Piccole storie dell'altra Europa
di
PAOLO VETTORI

 

Giovedì 17 agosto 2023, alle ore 17.30, presso il Bistrot "Pratello" in p.zza della Repubblica a Poppi (AR), verrà presentato l'ultimo lavoro di Paolo Vettori, ovvero il volume Piccole storie dell'altra Europa, libro pubblicato per i tipi della casa editrice aretina Edizioni Helicon.

L'evento sarà curato da Cristiana Vettori, psicologa, psicoterapeuta e counsellor professionista. Interviene Carla Lavore.

Il tema trattato dal libro di Paolo Vettori assume una valenza fondamentale nel contesto storico in cui stiamo vivendo e diviene una sorta di “epistolario” che manifesta l'intento di descrivere attrraverso gli occhi e le parole di coloro che hanno vissuto, ed ancora stanno vivendo, le brutture della guerra che vede due paesi affrontarsi in un assurdo contesto bellico.

La brutale aggressione russa all’Ucraina fa da sfondo alla silloge delle piccole storie dall’altra Europa, in cui si integrano magistralmente realtà storica e invenzione narrativa.

la ginestra premio 2022 01

La Ginestra Firenze
PREMIO LETTERARIO
13 maggio 2023
PAOLO VETTORI
1° Premio ex-aequo per la Narrativa inedita

"Piccole storie dall'altra Europa"

 

Motivazione

« La brutale aggressione russa all’Ucraina fa da sfondo alla silloge delle “Piccole storie dall’altra Europa” in cui si integrano magistralmente realtà storica e invenzione narrativa in un felice connubio che ci fa comprendere quanto la Grande Storia contribuisca a determinare la vita dei singoli individui.

La conoscenza che l’autore dimostra per la storia dei paesi dell’ex Unione Sovietica e la creatività e inventiva nel costruire intrecci e personaggi del tutto verosimili arricchiscono la narrazione e la rendono piacevole.

L’opera si aggiudica il Primo Premio ex aequo nella sezione della Narrativa inedita per la Ginestra di Firenze 2023. »

logo la ginestra firenze

 

Considerazioni

Mai come in questo periodo di guerra tra Russia ed Ucraina risulta rilevante la conoscenza di Paolo Vettori in merito al "pensiero" di quelle genti, oggi avverse, una conoscenza maturata durante i viaggi che negli anni trtascorsi lo hanno condotto nell'ex impero sovietico. L'autore ha al suo attivo un enorme bagaglio di nozioni e di fatti che lo agevolano nel "dipanare" le complessità in atto e nel comprendere meglio che altri le attuali problematiche relazionali dei paesi alle porte orientali dell'Europa. Risulta chiaro ed evidente che le scelte dei leaders europei si distaccano in maniera netta dalle scelte socio-politiche e da quanto "portato avanti" dalla controparte sovietica. Vettori ha "toccato con mano", ed anche in qualche modo apprezzato, la vita quotidiana e le abitudini degli abitanti di quei lontani luoghi, oggi a noi più vicini, che lo hanno ospitano durante i suoi viaggi e proprio per ciò si propone con determinazione di ritessere quella rete di relazioni sulle quali possa fondarsi una nuova convivenza, oltre le barriere che la storia ha lasciato in eredità, per affermare una pacifica convivenza fra tutti i popoli.

Pascal McLee

 

Reportage fotografico